23feb 2019
AO YUN, IL VINO CINESE PRODOTTO SUL TETTO DEL MONDO ORA IN ITALIA
Articolo di: Fabiano Guatteri

Aggiornato il 23 febbraio.

Aggiornato l'11 febbraio.

Aggiornato il 4 febbraio.

Aggiornato il 3 febbraio.

 

Ao Yun, il vino cinese. Conosciamo molti produttori vinicoli italiani, partecipiamo a convegni, conferenze, fiere dedicati all’enologia e ciò che emerge è l’importanza vitale delle esportazioni. Vi sono produttori italiani con un fatturato all’estero superiore al 50 per cento ed è ovvio quindi che vi sia attenzione non solo per i paesi che tradizionalmente importano vino ma anche per i nuovi mercati che si aprono. Si pensi alla Cina...

 

Se l’Italia conta 60 milioni di abitanti, la Cina 1,3 miliardi, ossia una popolazione 21 volte superiore a quella italiana, rappresenta un potenzile sbocco immenso. Quindi ci aspettiamo di vedere crescere i numeri dell’export mentre... ci ha veramente sorpresi la notizia che il vino cinese è arrivato in Italia, un vino da 300 euro la bottiglia da quanto apprendiamo.

 

Ma facciamo un passo indietro. La Cina per l’Occidente non è solo un mercato, ma anche un luogo in cui produrre. Il colosso Lvmh attraverso la maison Moët & Chandon  dopo accurate ricerche ha individuato alcune zone vocate alla viticoltura nella provincia dello Yunnan all’ombra dell’Himalaya.

 

Qui, oltre a varie colture coltivate su terrazzamenti, erano già allevate uve ad alta quota. E qui la divisione cinese della Moët & Chandon ha dato vita a un vigneto di 30 ettari di cabernet prevalentemente sauvignon e in piccola misura franc, suddiviso in oltre 300 piccole vigne a un’altitudine di oltre 2200 metri, perché nonostante l’altezza elevata il clima è simile a quello del Bordolese.

 

Tutte le lavorazioni sono eseguite a mano e coinvolgono 120 famiglie contadine; le uve sono trasportate in cantina su mulattiere o su strade non asfaltate a dorso di mulo e in ogni caso non con mezzi a trazione meccanica. Il vino prodotto, prima annata 2013, si chiama Ao Yun (foto 1) che significa nuvola fiera e ora è stata commercializzata la seconda annata, vendemmia il 2014, 30 mila bottiglie, 200 delle quali destinate all’Italia a un prezzo di circa 300 euro l’una. Ao Yun è vino sicuramente costoso, ma data l’unicità si può capire, visto che intenditori e collezionisti non vogliono perderselo. Il vino è in ogni caso è più che ben riuscito se si considera che, come apprendiamo da fonte autorevole, John Stimpfig di Decanter  gli ha assegnato 94 punti su 100.

 

E’ un rosso armonico, con sentori vegetali, ricordi di peperone, di cacao, di vaniglia, tannini ben intessuti, minerale, giusta acidità.

 

Con la collaborazione di Stefania Turato.

 

Aggiornamento 3 febbraio

Siamo ancora in attesa di degustare Ao Yun. Nel frattempo abbiamo recuperato nuovi dati. In Italia è reperibile a 250 euro la bottiglia (dato che aggiorneremo se ci fossero cambiamenti). Il vino è prodotto con il 90% di cabernet sauvignon e il 10 % di cabernet franc. 

 

I vigneti che partecipano alla sua produzione sono quattro:

Adong, posto a 2.600 metri di altitudine con un’estensione di circa 10 ettari. Le uve sono vendemmiate tra ottobre e novembre. La data della raccolta è in autunno avanzato proprio a motivo dell’elevata altitudine; 

Shuori, si trova a 2500 metri di altitudine è ha una superficie di 6,7 ettari con vendemmia in ottobre;

Sinong, situato a 2300 metri ha un’estensione di 5,4 ettari. La raccolta delle uve avviene tra settembre e ottobre;

Xidang, è il vigneto ubicato all’altitudine meno elevata, ossi a 2200 e ciò spiega perché la vendemmia avvenga a settembre, ossia anticipata rispetto agli altri vigneti; l’estensione è di circa 5 ettari. 

 

 

Aggiornamento 4 febbraio

Le caratteristiche organolettiche di Ao Yun:

Nel calice riflette colore rubino che vira a tonalità intense, cupe.

Al naso si avvertono sentori fruttati di piccoli frutti tra i quali si evidenzia la ciliegia, seguono sentori vegetali, cui si uniscono ricordi di cannella e di liquirizia. Inoltre alla freschezza di menta, si aggiungono reminiscenze di cuoio vissuto come quello della cintura, o della sella del cavallo, lungamente usata, e possiede ben delineata mineralità che ricorda la pietra focaia e la grafite.

In bocca è armonico, con tannini giustamente presenti, ma non aggressivi è complesso e al tempo stesso dall’impatto non austero e si riconosce la mineralità già percepita al naso. E’ un vino verticale, che si esprime al meglio nel tempo. Da provare con entrecôte in salsa al vino rosso. 

 

Aggiornamento 11 febbraio

Sambhala era, secondo la tradizione del buddhismo tibetano, il nome di un regno mitico e segreto situato nella regione himalayana: la sua forma era quella di un gigantesco fiore di loto incastonato tra alte montagne innevate, in un paesaggio definito da boschi e laghi. La capitale del regno di Sambhala, conosciuto anche come Shangri-La, era Kalapa, città dai palazzi d'oro, e d’argento con incastonate pietre preziose. Di questo mitico regno ne parla anche James Hilton scrittore britannico nel romanzo Orizzonte Perduto pubblicato negli anni trenta del secolo scorso. Tutto ciò per dire che se ancora oggi non si sa dove fosse esattamente Sambhala, dopo anni di ricerca di un territorio vocato per produrre un grande vino rosso, come sopra detto nel remoto angolo nordoccidentale della provincia di Yunnan, dove sorge la contea Degin, finalmente è stata trovata la Shangri-La del cabernet sauvignon che dà vita a Ao Yun. Nella foto 4 l'attuale Shangri-La

 

Aggiornato  il 23 febbraio

A oggi ci risulta che siano 200 le bottiglie di  Ao Yun destinate al mercato italiano. Cifra che aggiorniamo volentieri nel caso i dati certi fossero altri. In ogni caso non ci sarà certo un'invasione di questo vino  che a Milano si può trovare in alcuni ristoranti (Iyo, Gong, Seta), oppure on-line da Tannico. Nel caso disponessimo di una bottiglia e la volessimo servire a tavola, quali potrebbero essere gli abbinamenti migliori? Ao Yun ha tannini  ben intessuti, ma presenti, pertanto pensiamo a carni anche grasse e dal sapore intenso come per esempio i brasati e gli stufati di bovino adulto. Anche la carne arrosto per esempio d'agnellone, meglio ancora dicastrato, spalla o  costolette, bene si abbina a questo rosso. La griglia è un altro  metodo di cottura che non disperde i sapori e pertanto  un petto d'anatra così cucinato (foto 5) sarà un ottimo accompagnatore. Per contro non abbiniamolo a cibi "slavati" come i sia pur ghiotti  bolliti. Va da sé che si sposa con le carni  in salsa al vino rosso come le lombate, ma anche prodotti del mare così accompgnati  in quanto il vino si abbina alla salsa  e non direttamente al cibo, per cui lo serviremo con crostacei  e pesci. Non ha invece bisogno di salse l'anguilla alla brace, mentre se cercate un abbinamto osé considerate le lumache in umido... questo accostamento sarà una  pacevole sorpresa. Ma se nessuno di questi piatti fosse disponibile... niente paura, ci sono sempre i formaggi: servite Ao Yun con un grasso e sapido Bitto d'Alpeggio, la Fontina ma anche un Gorgonzola piccante. 

 

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