02dic 2018
CANTINE MOSER, IDENTITÀ PRODUTTIVA DICHIARATAMENTE TRENTINA
Articolo di: Stefania Turato

L’identità produttiva di Cantine Moser è dichiaratamente trentina, a iniziare dai tre preziosi Trentodoc che esprimono appieno la vocazione delle terre, ottimamente esposte e con substrato calcareo. Fanno corona alle bolle i vini fermi della linea Maso Warth, tipici del territorio: il Moscato Giallo, il Riesling, il Gewürztraminer, il Muller Thurgau e i rossi Teroldego e Lagrein.

 

I vini Moser
51,151 (foto 2), è un 30 mesi, principale vigneto la Busa, davanti al Maso Warth, acquistato da Francesco Moser, mentre correva. Francesco Moser ha raccolto 273 vittorie in bici da corsa, 3 Parigi-Roubaix vinte consecutivamente.
Tutti potranno ricordare l'entrata all’Arena di Verona, vincitore del Giro d'Italia nel 1984. Tornando al suo vino, si tratta di 100% chardonnay e del vino più conosciuto della azienda Moser, che celebra il record dell'ora di Francesco Moser (conseguito nel 1984, superando quello di Merkx del 1972)

 

Maso Warth, anfiteatro di vigneti posto ad un altitudine di 350 metri di quota che si affaccia sulle Valle dell'Adige e sul comune di Trento; le colline di Lavis, ad una altitudine di 250 metri; gli impervi terrazzamenti della Valle di Cembra con un’altitudine che va dai 500 ai 650 metri, con terreno prevalentemente calcareo. Ne vengono prodotte 50.000 bt/anno.


Extra Brut Rosé (foto 3), vigneto posto dietro i cedri di fronte al Maso. In bottiglia su lieviti selezionati per un minimo di 36 mesi

 

L'ultimo nato nel 2011 il Brut Nature (foto 4) al vertice di gamma di Maso Warth. Terreno prevalentemente calcareo. Terreno Argilloso, calcareo e porfidico in Valle di Cembra.


L'azienda è in conversione al Biologico, la produzione dello Spumante ha inizio a partire dal 1985

 

La Vendemmia 2018 si preannuncia molto buona.
Assaggiamo direttamente dalle vasche le basi. Così inizia la giornata da Moser. Assaggiare le basi spumanti è come capire il passo che avrà il vino nel tempo. Bassa collina, Media collina e Alta collina da dove vengono le basi spumanti sono differenti con nuance e impronte che daranno nel vino finale il carattere del vino, l'espressione del terroir.

La malolattica viene svolta per il vino proveniente dalla Alta Collina.

 

L’Azienda Moser dispone di due cantine per lo stoccaggio dei vini che favorisce quest'ultima lavorazione in maniera naturale quando viene richiesta una temperatura che non scende sotto i 14°C. La resa si attesa ai 120 quintali /ettaro che permette una pressatura soffice e breve che estrae il meglio e permette di utilizzare ph adeguati per la spumantizzazione. L'allevamento della vite a pergola trentina è stata utile nella variazione del clima che si registra negli ultimi anni, contenendo i danni di sole troppo forte.

 

“Il lato A dell'azienda Moser è la campagna, il lato B, la cantina” ci dice Matteo Moser, Nipote di Francesco e incaricato della produzione dei vini dopo il 2011 con l'introduzione di innovazioni in azienda. I campioni hanno una visione chiara di ciò che li aspetta. Come della gloria così come del pericolo, facendo uscire quanto di meglio c'è in un uomo.

 

Assaggiamo i “vini in punta” significa sboccati in quel giorno, pertanto “nudi” , espressivi della sosta sui lieviti e del tempo. La liquer che verrà aggiunta consisterà dello stesso vino e solforosa.

2015 verticale e ricco di note agrumate. Il più fresco. 30 mesi sui lieviti. Bottiglia in punta. Annata poco piovosa, ben sotto la media. L’andamento climatico soleggiato ha però regalato grappoli di eccezionale qualità e uve in ottima salute. La raccolta, iniziata il 18 agosto con un lieve anticipo rispetto alla norma, ha portato in cantina uve perfettamente mature.

 

2014 una ossidazione più pronunciata, caldo e burroso. 42 mesi sui lieviti. Bottiglia in punta. La 2014 è ricordata come un’annata fredda e piovosa, una delle “peggiori” degli ultimi vent’anni ma non per il Metodo Classico e almeno non per i nostri cui ha conferito un rapporto acido zuccherino eccezionale. È un’annata ancora da scoprire e potrebbe dare grandi soddisfazioni. La raccolta è iniziata il 29 agosto.

 

2013 più fiorito. 54 mesi sui lieviti. Bottiglia in punta. La primavera del 2013 è stata estremamente piovosa ma per fortuna l’andamento climatico dell’estate e dell’autunno si è dimostrato favorevole alla perfetta maturazione uva. La vendemmia, leggermente ritardata rispetto alle annate precedenti è iniziata il 2 settembre. La ricordiamo come un’ottima annata.

 

2012 (10 mesi in più di sosta sui lieviti) caratterizzante con nota del passaggio in legno. L’annata 2012 ha avuto un andamento estremamente regolare, le precipitazioni sono state equilibrate e hanno sostenuto i vigneti quando era necessario. La vendemmia ha portato in cantina, con qualche giorno di anticipo rispetto alla norma, uno Chardonnay di grande soddisfazione.

 

2011 servito a temperatura più alta rispetto agli altri. Dà un approccio evoluto. Non è il vino di Matteo. Diversissimo.  La 2011 è stata un’annata tendenzialmente calda e, considerando la media delle precipitazioni, abbastanza siccitosa. La raccolta è iniziata presto, prima del 20 agosto. Le uve sono entrate in cantina integre e con una buona maturazione. Ne sono nate basi tendenzialmente mature con pH medio alti.

 

La seconda degustazione riguarda invece i vini riferendosi alle date di sboccatura:

Sboccatura Gennaio 2015. 3 anni in bottiglia
Sboccatura Marzo 2014. 4 anni in bottiglia.
Sboccatura Aprile 2011. 7 anni in bottiglia

sboccatura 2015 riassume nuances di polvere da sparo e finale ammaricante (8 grammi /litro residuo zuccherino)

sboccatura 2014 regala note più floreali (4 – 6 grammi/litro residuo zuccherino)

sboccatura 2011 accattivante, note sapide e di pelliccia, tostato e finale riconoscibilmente amarognolo

Non si percepiscono le note “di lievito” a cui siamo abituati con la maggior parte dei vini spumanti (per noi risultano una caratteristica qualitativa nello spumante)


Mentre il Consorzio discute l'introduzione della tipologia Riserva, Moser si concentra sul codice che identifica il 51,151, nel Rosé (5000 bt/anno) e sul suo Brut Nature come lo abbiamo scoperto nelle sue potenzialità durante la generosa degustazione messa a disposizione da Matteo Moser, cantastorie del vino. C'è il rischio di parlare di cronometro e di salite in bici gareggiate da Francesco, è normale. 24.000 e poco più visualizzazioni del video youtube, che fissa il record dell'ora del 1984, sono poche rispetto a quanto Francesco Moser ci ha regalato nello sport e a tavola parliamo di nuove salite, il Bondone che stacca proprio lì a Trento con 1400 m dalla partenza a 100 m s.l.m. e di bici tutti i giorni. Impossibile stargli dietro. 

Le salite che intraprenderemo saranno celebrazioni di quelle di Francesco quasi volessimo sentire il suo sudore su quelle strade.

 

Con Carlo Moser, oggi, e Matteo Moser, secondo genito e nipote di Francesco si procede con la sfida per il futuro.
Francesco è riuscito a formare una squadra di gran stoffa, occorrente per uno spumante taylor made sulla silhoutte di Francesco, tagliente, preparato, vero, che affronta la sfida del tempo che matura e vince prima di scendere dalla bici.

La tavolata imbandita dalle preparazioni attente alla sostenibilità e ai prodotti locali è firmata dallo Chef Lorenzo Callegari, Trattoria Vecchia Sorni, di Lavis, sceso per l'occasione a casa Moser.

MOSER TRENTO
Maso Villa Warth


Metodo Classico Trentodoc Brut 51,151

Salmerino marinato su carpaccio di mela verde,
mousse al rafano e pesto di rucola


Metodo Classico Trentodoc Rosato Extra Brut 2014

Mezzelune di farina di segale ripiene con spinacio selvatico e ricotta
su funghi rosolati e burro di malga


Metodo Classico Trentodoc Blanc de Blanc Brut Nature 2012

Coscia di coniglio farcita con finocchi e speck,
purè di patate e salsa al vino bianco Chardonnay Maso Warth (foto 5)


Bicchiere di mela e vaniglia
con fregolotti allo zenzero e gelato all'uva

 

Dalla Val di Cembra alle porte di Trento a lavorare la terra, coltivare la vigna e vinicare le proprie uve: è questo il tragitto che hanno percorso i Moser nel corso delle ultime tre generazioni.

La tradizione viticola della famiglia che ha inizio attorno al 1950 con Ignazio Moser che in Val di Cembra si prendeva cura dei suoi filari di uve bianche, negli anni ‘70 con i gli Francesco e Diego fa nascere le prime bottiglie Moser e poi negli anni ‘90 l’azienda trasferisce la sua sede nel borgo di Maso Villa Warth.

Oggi è un’intera squadra Moser ad occuparsi delle sue uve: il Campione del Mondo Francesco, i suoi gli Carlo, Francesca, Ignazio, e il nipote Matteo.

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