01dic 2020
DEGUSTAZIONE CON IL PRODUTTORE: LIBRANDI, VINI DI RICERCA
Articolo di: Fabiano Guatteri

La famiglia Librandi sin dall’inizio dell’attività vitivinicola si è posta come obiettivo la valorizzazione del territorio calabrese. Ciò spiega l’impegno nella ricerca cominciata nel 1993 piantando i primi cloni di alcuni vitigni autoctoni. La tenuta più importante dell’’Azienda è Rosaneti che conta 160 ettari di vigneto dove Librandi ha realizzato il progetto del giardino sperimentale, ossia un giardino varietale che colleziona 200 i vitigni autoctoni calabresi, raccolti anche con la collaborazione del prof Attilio Scienza, selezionandoli nelle vigne più vecchie della regione. Su questi vitigni sono state eseguite le analisi del dna, sono state effettuate micro vinificazioni per individuare quali uve si prestassero meglio alla produzione vinicola.

 

Di queste varietà alcuni erano cloni dello stesso vitigno chiamati in dialetto con nomi diversi, pertanto le varietà effettive sono 70 con dna originali ed è un patrimonio viticolo notevole. Dal giardino varietale sono nati i primi due vini da vitigni autoctoni dell’azienda: oltre al gaglioppo e al greco bianco che sono le uve dei Cirò, sono stati prodotti Efeso, da uve mantonico, e Megonio quest’ultimo da uve magliocco. La ricerca sta proseguendo e quindi in futuro saranno prodotti nuovi vini con vitigni autoctoni, e la potenzialità è notevole. E’ stata effettuata la selezione clonale di tre vitigni, che sono il gaglioppo, il magliocco e il pecorello con il metodo dell’autofecondazione perché in questo modo vengono esaltate al meglio le caratteristiche specifiche dei cloni stessi. Cloni che sono stati ascritti nel registro vinicolo. E tra vinificazioni e ricerche il lavoro cominciato nel 1993 non si è ancora esaurito, lavoro che riguarda anche i portainnesti e presto i lieviti indigeni. Le finalità sono prima di tutto ultimare il patrimonio viticolo storico calabrese che è una ricchezza che va tutelata. Poi attraverso la selezione dei cloni migliori, migliorare la qualità dei vini aziendali , che è la finalità che permette di produrre vini sempre più importanti e di essere in crescita. L’azienda dispone di 240 gli ettari vitati distribuiti nelle diverse tenute aziendali tra Cirò, Cirò Marina e la Val di Neto.


I vini degustati (foto 1)
Tutti i vini della cantina svolgono la fermentazione malolattica

 

Asylia Rosso Melissa Doc (foto 2)
Prodotto con uve gaglioppo, vitigno rustico che se vinificato come tradizione vuole tende a ossidarsi e a risultare molto tannico. Pertanto per produrre Asylia, un vino che vuole essere immediato e beverino da cogliere in gioventù, il pigiato è sottoposto a una macerazione molto breve, di sole 24 ore, a temperatura controllata più bassa del consueto, cui segue la fermentazione del solo mosto; tutte le fasi della vinificazione sino all’imbottigliamento avvengono in acciaio.

 

Note di degustazione

Grazie alla breve macerazione, e alla sottigliezza delle bucce delle uve, il vino possiede colore rubino scarico che tende leggermente all’aranciato. Al naso si distinguono note fruttate, frutta estiva. In bocca è beverino fresco, immediato. I tannini, sono presenti ma non frenano la fluidità del sorso e si coglie una ben delineata mineralità. Note finali di liquirizia.

 

 

Segno Librandi Cirò Rosso Classico Doc (foto 3)
La Doc Cirò è poco lontana da quella di Melissa; infatti le due denominazioni prendono il nome dai rispettivi borghi che sono distanti una decina di chilometri. Le uve sono le stesse e pertanto per differenziare il Cirò dall’Asylia si è utilizzato un altro stile di vinificazione. Pur impiegando anche in questo caso l’acciaio, la macerazione, sia pur breve, è più lunga rispetto a quella dell’ Asylia, e avviene a temperatura controllata leggermente più elevata. Anche in questo vino si è voluta privilegiare la bevibilità sia pur in modo meno marcato dell’Asylia.

 

Note di degustazione

Ha caratteristiche organolettiche più pronunciate, pertanto colore meno scarico, al naso si riconoscono note fruttate di ciliegia e sentori di erbe aromatiche. In bocca il tannino è presente e composto, si avvertono note minerali e buona la persistenza.

 

 

Duca San Felice Cirò Rosso Classico Superiore Riserva Doc 2017 (foto 4)

Rispetto ai vini precedenti le caratteristiche del gaglioppo risultano più marcate, anche se anche con in questo vino si è preferito privilegiare la bevibilità piuttosto che le eccessive concentrazioni. La macerazione, in acciaio termocondizionato, ha una durata di 7-10 giorni e il vino affina, sempre in acciaio, per 2 anni.

 

Note di degustazione

Duca San Felice, esprime le caratteristiche più intense del gaglioppo: ha colore più carico, al naso si colgono sentori fruttati, una speziatura maggiormente marcata e ricordi di tabacco e di liquirizia. In bocca è composto, equilibrato con piacevoli ricordi di ciliegia, di tabacco e ancora di liquirizia.

 

 

Megonio Calabria Rosso Igt 2017 (foto 5)
E’ il primo vino uscito dal campo sperimentale, ed è dedicato a Megonio, soldato romano che lasciò in eredità il suo vigneto ai locali. Il vitigno magliocco comunica colore più intenso del gaglioppo e fornisce al vino maggiore eleganza con un tannino meno marcato. Però è un vitigno problematico: la vinficazione è più difficile da portare a termine, e ha minor resa, e ciò spiega perché il 90% delle vigne di Cirò sono di gaglioppo. Le uve macerano in acciaio 15 giorni e il vino matura 12 mesi in barrique, pertanto è un rosso completamente diverso dal San Felice.

 

Note di degustazione

Ha colore rubino che volge al granato; profumo di frutta matura come prugna e ciliegia; sapore persistente, con tannini presenti, ma garbati e con ricordi fruttati..

 

 

Gravello Calabria Rosso Igt 2017 (foto 6)
E’ il vino più importante della casa, nato il 1988 è prodotto con le uve di un solo vigneto. E’ il rosso internazionale della Maison, un blend di cabernet sauvignon che rappresenta il 40% delle uve e di gaglioppo nella misura del 60%. Le note ruvide del gaglioppo sono ingentilite dalla presenza del cabernet sauvignon. Il pigiato è fatto macerare in acciaio per 15 giorni, mentre l’affinamento si svolge in legno piccolo, ossia barrique, per 12 mesi, quindi in bottiglia per altri 6 mesi.

 

Note di degustazione
Profuma di frutta, di ribes e di mora di gelso, poi si distinguono sentori di tabacco e di cuoio. In bocca si apre senza cedimenti, caldo, morbido con tannini bene intessuti e lungo finale.

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