08mar 2021
DEGUSTAZIONE CON IL PRODUTTORE: I VINI COLOSI CHE SANNO DI MARE
Degustazione di Secca del Capo e Salina Rosato, due vini di Salina firmati Cantine Colosi.
Articolo di: Fabiano Guatteri

Pietro e Marianna Colosi delle Cantine Colosi, hanno presentato in un incontro su piattaforma zoom organizzato dall’agenzia di servizi Maurizio Rocchelli, i vini eoliani Secca del Capo e Salina Rosato (foto 1).
Pietro Colosi, laureato in enologia a San Michele all’Adige, si occupa della parte enologica, mentre Marianna Colosi è responsabile della parte amministrativa e commerciale, ruoli che, trattandosi di un’azienda a conduzione familiare, sono in costante dialogo così da essere intercambiabili.

 

Le Cantine Colosi
Per meglio contestualizzare i vini, tracciamo una breve storia delle Cantine Colosi. Gli albori dell’attività enologica risalgono al primo ventennio del Novecento. All’epoca il bisnonno degli attuali proprietari intraprende in un piccolo borgo poco distante da Milazzo, un’attività puramente commerciale che consiste nell’imbottigliare e nel commercializzare i vini sfusi acquistati dai produttori locali. Il passaggio da attività commerciale ad azienda produttrice inizia con il nonno e con il padre nella prima metà degli anni settanta. In quel periodo il nonno conosce Carlo Hauner che non dispone né di cantina, né di vigneto. Ma Hauner diventa punto di riferimento dei Colosi tant’è che insieme creano un’azienda e approdano a Salina isola vulcanica delle Eolie.

Acquistano un piccolo appezzamento di terreno a Lingua, frazione di Santa Marina Salina, dove oggi risiede la cantina Hauner. Con la morte di Carlo i Colosi decidono di mettersi in proprio e il padre, forte degli studi di enologia a Catania, acquista poco più di un ettaro di terreno a Capofaro dove risiede l’attuale cantina di vinificazione. E qui inizia la storia delle Cantine Colosi, in un crescendo di risultati positivi perché il vino, la loro Malvasia delle Lipari, piace e vende cosicché, sia pur gradualmente, l’azienda si amplia acquisendo nuovo terreni.

 

L’isola di Salina
I vigneti sono ubicati in due diverse zone dell’isola con terreni completamente diversi. Due vulcani spenti definiscono la morfologia di Salina, ossia Monte Fossa delle Felci che con i sui 962 metri s.l.m. è il rilievo più elevato di tutte le Eolie e costituisce la parte più estesa dell’isola (qui si trova Capofaro), e Monte dei Porri, altro vulcano spento di origine geologica più remota.

 

Il terreno di Monte Fossa delle Felci è il caratteristico suolo vulcanico con la sabbia scura ricca di sostanze organiche. E’ la zona più vocata per la produzione della malvasia, il solo vitigno che l’azienda ha qui sempre coltivato, perché è una pianta che richiede un supporto organico molto spinto e necessita di significativi apporti di azoto, fosforo e potassio. Il terreno della zona di Monte dei Porro è invece tufo sbriciolato, quindi costituito da sabbia bianca, dove le Cantine Colosi coltivano le uve destinate ai vini secchi ossia il Salina Bianco, il Salina Rosso e il Salina Rosato che è nato due anni fa, ossia catarratto, inzolia, grillo, nerello mascalese, nerello cappuccio e corinto nero oltre a una frazione di malvasia destinata alla produzione della Secca del Capo.

 

La produzione

Oggi l’azienda conta 6,3 ettari nella zona Monte dei Porri e 5 ettari e mezzo a Capofaro. La produzione cambia sensibilmente di anno in anno. Una particolarità dei vigneti dell’isola è che non possono essere irrigati e l’unica acqua acquisita è quella piovana. Una pioggia abbondante durante l’anno influenza notevolmente quella che sarà la produzione che è, per la Malvasia delle Lipari mediamente di 20 mila bottiglie in formati di 350 ml, 500 ml e 750 ml per complessivi 14-15 mila litri.
25 mila bottiglie sono destinate al Salina Bianco, 14-15 mila bottiglie sono etichettate Secca del Capo, mentre al Salina Rosso sono riservate poche bottiglie, numero destinato ad aumentare grazie al recente acquisto di un ettaro e mezzo che andrà in produzione fra due anni.
Vanno differenziate le vinificazioni di Salina e di Milazzo. A Salina si effettua solamente la vinificazione, ma non l’affinamento essendo le dimensioni dell’azienda isolana necessariamente ridotte. Pertanto il vino viene trasporto in autobotti refrigerate a Milazzo dove si effettua l’affinamento e l’imbottigliamento, mentre quello Doc è trasferito solo dopo aver ottenuto il riconoscimento.

 

Secca del Capo(foto 2)
Abbiamo degustato Secca del Capo nel 2016, di cui abbiamo detto qui. Oggi l’abbiamo trovata molto diversa, meno minerale e più fruttata, prodotta con un altro stile di vinificazione.
Per la produzione della Secca del Capo, giunta al decimo compleanno, la vendemmia avviene verso i primi di settembre ma può essere anticipata in base all’andamento climatico; la raccolta ha luogo la mattina in cassette e nel giro di poche ore sono trasportate in cantina dove avviene la pigiadiraspatura, quindi la massa rimane in pressa due ore o poco più dove macera; il mosto è poi prima trasferito in serbatoio dove viene illimpidito a 4 °C poi è travasato in vasche d’acciaio e quando la temperatura sale a 15°C si effettua l’inoculo. La stessa temperatura è mantenuta per tutto il periodo fermentativo ossia per 14-15 giorni.

 

Il vino ottenuto ha un residuo di fruttosio di circa 5 grammi in quanto non viene fermentato. La macerazione in pressa è breve perché la malvasia è ricca di catechine e prolungando il contatto con le bucce, queste tenderebbero a comunicare colore aranciato al vino. Così operando, spiega Pietro Colosi, si mantengono i precursori aromatici. Considerata la presenza della frazione di fruttosio, per evitare che il vino possa risultare stucchevole, non viene svolta la fermentazione malolattica così da mantenere un’acidità vibrante. E’ un vino da provare giovane, ma dà il meglio di sé dopo 2-3 anni. L’importante è tenerlo al buio perché teme la luce.

 

Note gustative
Colore giallo paglierino caldo, intenso grazie alla presenza delle catechine.
Il profumo è complesso, molto coinvolgente, al naso si avvertono una nota balsamica, quasi mentolata e per contro sentori dolci quasi di pasticceria. E’ un effluvio di ricordi di albicocca, di pesca, di ananas , di note floreali, in cui si riconoscono il gelsomino e la ginestra, e una nota agrumata data sia dai precursori, sia dal lievito, per cui, come spiega Pietro Colosi, è indotta dalla fermentazione, mentre le note balsamiche e dolci sono proprie della varietà e il lievito esalta gli aromi varietali.
In bocca è caldo, avvolgente, morbido, strutturato con una componente glicerica che riscalda e dà pienezza. Sa di mare, ossia è salino, con note sfumate di buccia d’arancia amara, di rabarbaro, ed è persistente.

 

Abbinamenti
Carne bianca cotta a lungo, frittura di pesce, foie gras o patè

 

Salina Rosato (foto 3)
E’ una produzione recente ed è caratterizzata dal colore spinto, quasi cerasuolo, in controtendenza rispetto ai rosé di scuola provenzale di colore molto scarico. E’ nato con una piccola produzione che ha riscontrato un successo immediato, e si è esaurita in breve tempo. L’idea conduttrice di questo vino è di esaltarne la tipicità senza stravolgimenti, con trattamenti in cantina ridotti al minimo. L’assunzione del colore intenso non è dovuta a prolungate macerazioni, ma alle caratteristiche del corinto nero, l’uva che, insieme con il nerello mascalese, al 50 per cento, anima questa etichetta. La macerazione sulle bucce in pressa è durata circa un’ora, tempo sufficiente per comunicare tanta intensità cromatica in quanto il corinto nero è un’uva ricca di antociani che durante la brevissima macerazione si sono idrolizzati, ossia , si sono sciolti nel mosto, colorandolo, come ribadiscono Marianna e Pietro Colosi, in modo inaspettato. Colore che si è mantenuto anche dopo la fermentazione e continua a mantenersi nel vini anche dopo due anni. Come tutti i vini della cantina sono lavorati in assoluta riduzione evitando contatti con l’ossigeno utilizzando l’azoto, evitando quindi di spingere l’attività ossidativa.

 

Note gustative
Colore succo di melagrana.
Al naso profumo floreale marcato di fiori freschi e secchi, soprattutto di rosa sostenuto dal nerello, quindi ricordi fruttati di ciliegia anche sotto spirito, nuance agrumate balsamiche e spiccata mineralità.
In bocca l’impatto è morbido ma rivela subito una buona acidità che garantisce piacevole freschezza, oltre ad avere sapidità, mineralità lunghezza di sorso.

 

Abbinamenti
Zuppa di pesce di scoglio, crostacei, peperonata.

 

Conclusione

Al momento della degustazione l’appeal è stato immediato. Le sfumature di buccia di arancia amara, di rabarbaro, di erbe aromatiche di Secca del Capo che sono anche ingredienti di liquoreria, il bouquet floreale di Salina Rosato, sono connotazioni che unite alla salinità, alla sapidità, alla mineralità ne fanno vini fortemente caratterizzati. Sono vini freschi, che raccontano la loro terra, il respiro mare, la natura del suolo, il lavoro dell’uomo, le biodiversità esistenti, in una parola proprio il terroir. 

 

Nella foto 4 un momento della degustazione con Marianna e Pietro Colosi.

 

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