06feb 2019
LE DIECI REGOLE AUREE PER SERVIRE CON STILE LO CHAMPAGNE
Articolo di: Fabiano Guatteri

San Valentino è un’ottima occasione per stappare una bottiglia di Champagne e un brindisi frusciante è sicuramente un ottimo prologo per fornisce il timbro a una serata speciale. Ma una bottiglia di Champagne, va trattata nel modo giusto per non rovinare sia il vino sia l’atmosfera. Servirlo alla temperatura sbagliata, nel bicchiere sbagliato o commettendo qualche altro errore... è imbarazzante per chi lo stappa e lo serve e anziché dargli prestigio...
Per stappare una bottiglia di Champagne al meglio, per seguire un rituale ormai secolare nel modo più adeguato, ascoltiamo i suggerimenti del Comité Champagne, le dieci regole auree.


1. A che temperatura? Spesso si serve troppo freddo, quando in realtà andrebbe servito fresco più che freddo. Uno Champagne troppo freddo è “chiuso”, ossia non libera i suoi profumi, non permette di coglierne pienamente il gusto, si perdono tutte quelle sfumature, quei sentori che nel loro insieme costituiscono la sua eleganza. La temperatura ideale di servizio è tra gli 8 e i 10 gradi e si ottiene lasciando la bottiglia per circa tre ore nello scomparto più basso del frigorifero; meglio sarebbe concludere la refrigerazione nel cestello, per venti minuti, in una miscela di ghiaccio, acqua e sale.

 

2. Fare il botto (foto 2) è più forte di noi? Concediamocelo pure a Capodanno e lasciamolo fare sul podio dei Grand Prix, ma in tutte le altre circostanze assolutamente mai, e meno che mai a San Valentino... è una questione di stile. Estraiamo il tappo trattenendolo con la mano, senza lasciarlo “scappare”,

ma lasciandolo fuoriuscire lentamente: il suono che apre un momento speciale deve essere come un soffio.

 

3. Non si fa con nessun vino, e nemmeno con lo Champagne, vale a dire non riempiamo il bicchiere fino all'orlo; inoltre lo Champagne si versa in due tempi a distanza di pochi secondi: prima si formerà molta spuma nel bicchiere, aspettiamo pochi secondi quindi continuamo a versare; così facendo il calice si riempirà senza generare altre bollicine: il collare di minuscole perle che si formerà in superficie durerà più a lungo. Riempiamo il calce per due terzi, in modo da lasciare agli aromi lo spazio per esprimersi pienamente.

 

4. I calici da preferire sono quelli a tulipano (foto 1). Le coppe, oltre che demodé, lasciano sfuggire troppo rapidamente gli aromi mentre le flûte con l’imboccatura troppo stretta non permettono al naso di cogliere i profumi. Quanto spessa e forte è la bottiglia, che deve contenere le turbolenze della seconda fermentazione tipica dello Champagne, tanto lieve e delicata dovrà essere il calice, che accoglie e ne esalta gli aromi.

 

5. Finita la bottiglia non si capovolge a testa in giù nel secchiello ma va sempre riposta nel secchiello con il collo verso l’alto, anche quando è vuota.

 

6. Quando servire lo Champagne? Con l'aperitivo, meglio ancora a tutto pasto in abbinamento a crostacei, frutti di mare (foto 3) e canapè di fois gras, ma anche preparazioni gratinate e fritte oltre a piatti elaborati. E con il dolce? Assolutamente non scegliamo uno Champagne brut, extra brut o nature; preferiamo invece un più zuccherino demi-sec.

 

7. I calici devono essere lavati solo con acqua molto calda. Ciò perché Le catenelle di bollicine che dal fondo del bicchiere risalgono verso l'alto sono favorite da un'accurata pulizia del bicchiere che non deve contenere residui di detergenti. Dopo il lavaggio, lasciamo sgocciolare i calici fino alla completa asciugatura anziché utilizzare un canovaccio.

 

8. Quando estraiamo la bottiglia dal secchiello, utilizziamo un tovagliolo bianco per asciugarla. Teniamola saldamente dal fondo con tutto il palmo della mano. Non roviniamo l'habillage della bottiglia la parte in alluminio che avvolge il collo: ogni dettaglio è importante per esaltare l'eleganza dello Champagne.


9. Se la persona con cui condivideremo la bottiglia chiederà un’informazione in merito allo Champagne che stiamo bevendo, rispondiamo da veri intenditori. Pertanto chiediamo all’enotecario, o cerchiamo in rete, con quali varietà di uve è stato prodotto (ossia chardonnay e/o pinot nero e/o meunier), la sua storia eventuali curiosità. Una bottiglia di Champagne non passa mai inosservata!


10. Infine il Comité Champagne  consiglia di apparecchiare con una tovaglia bianca e di lasciare che sia lo Champagne a colorare la nostra tavola. Potremo così meglio apprezzarne l'effervescenza e le nuance eleganti, dal rosa all'oro antico.

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