18gen 2022
PINOT NERO OLTREPÒ PAVESE, VINO DI TERROIR
Articolo di: Fabiano Guatteri

In una mattina tardo autunnale nella suggestiva location che ospitava la storica Taverna Moriggi, abbiamo partecipato a un evento dedicato all’Oltrepò Pavese, o meglio, al Pinot Nero dell’Oltrepò. Si è parlato di territori, di terroir, di Borgogna, ovviamente di Pinot Nero per poi passare alla degustazione dei vini dei produttori che hanno dato vita all’Associazione Oltrepò Terra di Pinot Nero.

 

La presentazione, nonché la chiave di lettura dell’incontro è stata fornita dai giornalisti Filippo Bartolotta e Armando Castagno e dal produttore Alessio Brandolini (rispettivamente a destra, a sinistra e al centro nella foto 2). Si è trattato di un utile approfondimento della geografia del territorio ultrapadano, del significato di terroir e del rapporto del territorio con il vitigno pinot nero sia spumantizzato, sia vinificato in rosso.

 

L’Oltrepò Pavese

 

Osservando la cartina geografica, l’Oltrepò è quella propaggine di Lombardia che si sviluppa al sud del Po formando un triangolo con il vertice rivolto a mezzogiorno, che si incunea tra Piemonte ed Emilia Romagna, quasi a voler raggiungere la Liguria.
Valicato uno dei tanti ponti del Po, attraversata la pianura, si arriva alle colline ed è qui che comincia la zona vitivinicola, la “prima collina”, con un’altitudine che va da 100 - 300 metri. Filippo Bartolotta racconta la sua esperienza, quando risalendo le colline verso i rilievi più elevati, ha rilevato le mutazioni del terreno. La fascia collinare più bassa, spiega Bartolotta, originata 5 milioni di anni fa, presenta terreni sedimentari, argille, sabbie marnose.

 

Man mano che si sale dai primi 100 metri cominciano a comparire tracce calcaree e si evidenziano vene gessose che affiorano in linee bianche: calcare e gessi.

 

Risalendo si trovano terreni di origine tortoniana, di 15 milioni di anni: l’argilla diventa più importante, sempre con presenza di sabbia e di calcare; nella fascia più elevata i terreni sono arenari, appartengono al miocene, ossia risalgono a 23 milioni di anni fa.

 

Questo triangolo conta circa 13.500 ettari vitati di cui 3.000 sono di pinot nero, ed è il distretto tra i più grandi d’Italia, ma non solo, considerato che i terreni vitati nella Champagne sono attorno ai 13.000-13.500 ettari e nel Bordolese 12.000 ettari.

 

Il pinot nero arriva nell’Oltrepò, almeno a partire dalla metà dell’Ottocento, quando hanno luogo le prime importazioni a opera di produttori locali che vanno in Borgogna a prendere le marze. In Oltrepò nasce la prima bottiglia di Metodo Classico italiano, nel 1865 grazie al Conte Vistarino e all’imprenditore Gancia. Nel 1894 la nave Vesuvio viene inaugurata con una bottiglia di Champagne Montelio. Nel 1970 il pinot nero è iscritto nel catalogo nazionale delle viti, nasce la Doc, la Docg arriverà nel 2007, il Pinot nero in rosso solo nel 2011.

 

Il terroir

 

A nostro avviso la definizione di terroir è di grande importanza, considerato che è un termine abusato e spesso utilizzato a sproposito quasi fosse sinonimo di territorio. La definizione di terroir la spiega in modo magistrale Armando Castagno, come già detto giornalista, ma anche scrittore, critico del vino, precisando subito che non è un concetto pacifico, non c’è una sola definizione di terroir.

 

Esistono pertanto più definizioni. Quella francese di terroir dell’Institut National de l'Origine et de la Qualité (INAO), la più autorevole, definisce terroir uno spazio geografico delimitato e questo già è molto interessante, perché non ha senso parlare di terroir là dove le diversità geologica, pedologica, sono tali da non delimitare un territorio, come per esempio le doc regionali: la definizione INAO nega alla radice che si possa avere una zona geografica di tale ampiezza.

 

Un’area geografica inresa in tal senso, osia un terroir  è l’Oltrepò Pavese, sottolinea Armando Castagno, e si chiama Oltrepò perché ha un nome definito da confini naturali, ed esiste anche storicamente un ambito politico. Il terroir è dunque uno spazio geografico delimitato entro il quale una comunità umana ha costruito nel corso delle sua storia un sistema di sapere collettivo. Ciò implica la condivisione del sapere, e pertanto un modo condiviso di fare tutto, non solo il vino. Ciò che conta del terroir è lo studio e la valorizzazione delle interazioni reciproche di tre componenti, vale a dire l’uomo inteso come comunità, il luogo, e il vitigno ossia le interazioni di un mezzo fisico (il luogo), di un mezzo biologico (il vitigno) e di un sistema di valori sociali (l’uomo come comunità).

 

 

La Borgogna

 

Il terroir rivela una propria originalità per cui, secondo Castagno, l’ipotesi di rapportarsi alla Borgogna in termini di confronto è sbagliato in partenza. La ricerca del terroir chiama una comunità umana alla definizione di un proprio stile, di una propria cifra espressiva e pertanto è sbagliato e perdente in partenza puntare sulle specificità emerse da altre comunità come il caso della Borgogna.

 

E poi in fatto di Pinot Nero la Borgogna ha un vero primato storico se si pensa che un editto del 1395 ha letteralmente espunto dalle viti tutte le altre piante che non fossero il pinot nero, e la firma è di Filippo II l’Ardito Duca di Borgogna.

 

 

La degustazione

 

Alessio Brandolini a nome dei 24 produttori che hanno dato vita a Oltrepò Terra di Pinot Nero spiega come l’idea sia nata nel luglio dello scorso anno e abbia avuto per convinta promotrice Francesca Serralvo della Tenuta Mazzolino. Così una ventina di intraprendenti produttori ha deciso di fare squadra uscendo dall’immobilismo spesso determinato dai Consorzi. Si è trattato di un’iniziativa spontanea, una sorta di germogliazione partita dal basso. Il risultato: una squadra molto combattiva, motivata a far conoscere e a promuovere i propri Pinot nero, ancora da scoprire per i più.

 

Nella figura 3 l’elenco deiproduttori che hanno partecipato all’evento. Foto di gruppo non solo dei produttori (foto 4).

 

 

Abbiamo degustato, in ordine alfaberico

 

Alessio Brandolini
Metodo Classico I Ger Pas Dosé (foto 5)
Il vino mutua il nome I GER dal proprio cru di pinot nero di provenienza. La presa di spuma si svolge in 50 mesi sui lieviti e dopo la sboccatura il vino affina in bottiglia per 18 mesi.

 

Bruno Verdi 
Oltrepò Pavese Metodo Classico Vergomberra Extra Brut 2016 (foto 6)
E’ stata un’annata calda, ma buona per questo Metodo Classico anche perché l’azienda dispone di terreni freschi con esposizione a est. Prima annata prodotta 1981: partiti con 300 bottiglie la produzione attuale è di 15 mila bottiglie. Uve: 85% pinot nero, 15% chardonnay; fermentazione e maturazione in acciaio meno circa il 7%, percentuale variabile, in legno piccolo.

 

 

Conte Vistarino 
1865 Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero DOCG Dosaggio Zero Millesimato 2015 (foto 7)
Dopo la pressatura il mosto fiore fermenta in acciaio e il vino matura sur lie sino alla primavera; la presa di spuma si svolge in 50 mesi e il vino affina almeno 6 mesi dalla sboccatura. Quello degustato è stato sboccato nel maggio 2021

 

Tavernetto Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese 2018 (foto 8)
Cru di quasi 2 ettari a 400 metri di altitudine, di pinot nero 100%. La macerazione avviene a temperatura controllata. Il vino è elevato in barrique dove svolge la fermentazione malolattica in primavera. Successivamente affina un anno in bottiglia.

 

 

Fiamberti 
Caristoro Oltrepò Pavese Metodo Classico Pinot Nero Extra Brut (foto 9)

La presa di spuma in bottiglia si svolge in 30 mesi, quindi è il vino è degorgiato e commercializzato.

 


Montelio 
Pinot Nero Riserva Costarsa dell’Oltrepò Pavese 2017 e 2019 (foto 10)
Ottenuto da pinot nero in purezza. Vinificazione in cemento, matura in barrique nuove e di differenti passaggi per circa 16 mesi, fino a quando viene fatto l'assemblaggio. Lungo affinamento in bottiglia.
Giovanna Brazzola Scanavino, nel presentare le annate 2019 e 2017, ricordando quanto detto da Armando Castagna, spiega che un vino è l’interazione di più fattori. Conta l’annata e in questo caso specifico anche l’uomo perché nel 2017 l’enologo, il figlio Edoardo, entrato da pochissimo in azienda, si è trovato a fronteggiare un vitigno difficile come il pinot nero in un’annata caldissima, così che il vino ha un po’ sofferto. Nel 2019 l’interazione tra la maggiore esperienza di Edoardo è l’annata dall’andamento più regolare, hanno dato vita a un rosso in cui il frutto è più evidente.
Consulente il professor Leonardo Valenti.

 

 

Tenuta Mazzolino 
Noir, Oltrepò Pavese Pinot Nero (foto 11)
Le uve pinot nero radicano nel terreno argilloso-limoso in superficie con vene di arenaria e substrato gessoso della Vigna Regina posta a 180-220 metri di altitudine. Dopo la raccolta e la selezione delle uve la vinificazione con macerazione pre-fermentativa e la fermentazione avvengono in vasca; affinamento in pièce borgognotte per 12 mesi.

 

 

Torrevilla 
La Genisia Pinot Nero Riserva 110 2017 (foto 12)
E’prodotto unicamente con uve pinot nero. 110 è il nome della linea creata nel 2017 per celebrare i 110 anni della cantina Torrevilla. Il vino è elevato un anno in barrique nuove, quindi affina in bottiglia.

 

 

Travaglino 
Oltrepò Pavese Metodo Classico Gand Cuvée Blanc de noir Brut Millesimato 2017 (foto 13)
Da uve pinot nero. La fermentazione del mosto e la maturazione del vino avvengono in acciaio; una volta in bottiglia sui lieviti vi permane almeno 36 mesi. Il vio degustato è stato degorgiato a settembre 2021.

 

Poggio della Buttinera Pinot Nero dell’Oltrepò Pavese Riserva 2017 (foto 14)
Poggio della Buttinera è una singola vigna di pinot nero con suolo calcareo argilloso, con presenza di ferro e di sabbia. La vinificazione ha luogo prima in vasca d’acciaio, poi il vino è elevato in legno, parte in tonneau, parte in barrique, entrambi di rovere dove sota un anno. Il vino è poi assemblato e affina almeno un anno in bottiglia.

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