20gen 2021
QUANDO I SIGARI SI “BEVEVANO” PENSANDO ALLE SIGARAIE CUBANE
Articolo di: Fabiano Guatteri

Quando i conquistadores giunsero nel Centro America conobbero il tabacco, pianta sconosciuta in Europa, sotto forma di sigaro. E i sigari cominciarono quindi ad arrivare nel vecchio continente con le loro piante. Al contrario delle sigarette che sono confezionate con tabacco tritato, i sigari sono prodotti con foglie di tabacco essiccate, fermentate e arrotolate. Fumare, ossia assumere fumo, era una novità e non trovava un termine per descrivere questo rituale, non esisteva ancora, infatti, il verbo fumare.

 

Quindi osservando che aspirare il sigaro poteva avere analogie con l’atto del bere, si utilizzo questo verbo per descrivere la strana, nuova pratica. Strana e sconosciuta al punto che un servitore di Sir Walter Raleigh, navigatore e poeta inglese, versò una brocca d’acqua in testa al padrone mentre fumava, ritenendo che stesse bruciando internamente.

 

Però era un bere, come dire, asciutto e pertanto il verbo attribuito non era calzante. Solo successivamente a “bere” si sostituì “fumare”.

 

Il sigaro trovò subito i estimatori in Europa anche per l’appeal mondano, per l’allusione erotica di questo rotolo di foglie che veniva preparato dalle sigaraie di Cuba o di Siviglia arrotolandolo sulla parte interna delle cosce nude.
Una volta acceso, piaceva per la gestualità, per le boccate da meditazione: il fumo si trattiene in bocca quanto basta per coglierle ne il sapore, prima di espirarlo. E poi piacevano spirali azzurrine che si disperdono nell’aria catturando lo sguardo.

 

Le foglie del sigaro
Il sigaro può raggiungere prezzi elevati perché richiede l’impego di foglie diverse con stagionature differenti oltre alla lavorazione a mano.
Le foglie esterne, quelle che lo avvolgono, formano la capa e devono essere perfette, senza pronunciate venature. Sono lasciate stagionare per 1- 2 anni ma non devono indurirsi roppo perché il sigaro deve mantenere una certa elasticità. Vi sono poi le foglie della sottocapa che sono essere aromatiche, e aiutano la combustione. Si arriva quindi al cuore del sigaro ossia la tripa.
Questa è composta da tre diverse foglie ossia la varietà ligero, dall’aroma forte, ricca di oli essenziali per l’esposizione solare cui è sottoposta. Oli che favoriscono la combustione e formano la parte centrale del sigaro.
Vi sono quindi le foglie seco che garantiscono una combustione lenta, e le volado dal sapore dolce.

 

La valutazione del sigaro
 Valutato il colore della capa che va dal nocciola chiaro al marrone intenso quasi bruciato, si tasta il sigaro per constatarne la compattezza e capire se è stato arrotolato correttamente.

 

Dopo averne tagliato la parte terminale, ossia la testa, il meno possibile, si effettuano alcuni tiri “a crudo” vale a dire prima di accenderlo per coglierne i sentori di miele, di muschio, di nocciola e altri ancora. Una volta acceso il sapore si intensifica.

 

Dividiamo idealmente il sigaro in tre parti: la prima, è quella leggera e prepara alle parti successive; la seconda rappresenta il meglio delle caratteristiche aromatiche del sigaro, mentre la terza esprime la potenza.

 

 

Per ora ci fermiamo qui. In un prossimo articolo approfondiremo l’analisi gustativa del sigaro parleremo degli abbinamenti con le bevande.

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Photo Credits

Photo 1 : Sandrine_B da Pixabay
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